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Architetti e Ingegneri, le tariffe libere portano illegalità

Riforma delle professioni - Intervista shock sulla libera professione, Il radicato senso di precarietà che affligge Architetti e Ingegneri riguarda tutti, giovani e meno giovani, in un innescarsi di un effetto a catena per il quale, se per i senior si assiste ad un clamoroso calo delle commesse, gli junior devono districarsi tra lavori a fattura pur svolgendo lavoro effettivo da dipendente. Pubblichiamo qui la 2a parte dell'intervista , per aprire il dibattito.
di Redazione
13 dicembre 2013

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Architetti e Ingegneri: crollano i redditi con liberalizzazioni e riforma delle professioni - rapporto Adepp

L’iniziativa di Ingegneri e Architetti di riconsegnare le chiavi degli studi nasce per non chiudere davvero e preme perché vengano varate riforme profonde e adeguate delle professioni tecniche che modifichino la Riforma delle professioni.
Pubblichiamo, a seguire, in chiave d’intervista un documento preparato da un gruppo di architetti e ingegneri per mettere a conoscenza dell’opinione pubblica il profondo stato di precarietà della libera professione in generale e di quella tecnica in particolare.

Sulla professione di ingegnere e di architetto libero professionisti (Parte Prima)
Salve architetto/ingegnere, la prima domanda nasce spontanea: i professionisti sono una casta privilegiata ?
Questa è la definizione più corretta di “LUOGO COMUNE”, che resiste persino all’evidenza dei fatti, è il frutto di un retaggio storico culturale che appartiene almeno a 60 anni fa! Nella società civile i luoghi comuni sono stati alimentati spesso per motivi politici, razziali, o dove vi siano interessi economici rilevanti. Questo è certamente il più perfetto dei luoghi comuni, infarcito per giunta di demagogia populista, costruito su misura per essere opportunamente adoperato da una precisa categoria di utilizzatori o meglio sfruttatori dei liberi professionisti : LE IMPRESE e gli uomini della politica !

Ma allora gli ordini, non sono corporazioni, non rappresentano una lobby ?
Altro luogo comune, frutto di false informazioni demagogico populiste. Gli Ordini sono l’espressione di una autorità amministrativa pubblica, sono garanti del cittadino e più in generale della committenza e della collettività. Il compito degli Ordini professionali è il conseguimento di fini che sono voluti dallo Stato proprio per garantire da una parte il corretto esercizio della professione dei soggetti in possesso dei requisiti voluti dalla Legge, e dall’altra il controllo sulla correttezza comportamentale del professionista nei confronti dei cittadini. L’iscritto è obbligato all’osservanza di regole deontologiche, etiche e morali (Deontologia professionale), autonomamente elaborate dall’Ordine e raccolte in un Codice che statuisce gli speciali doveri propri del professionista, definendone le sanzioni, come il richiamo, la sospensione e la radiazione.
Gli Ordini rappresentano una corretta esemplificazione dei principi di “sussidiarietà” e di “terzietà”. L’Ordine professionale è lo strumento attraverso il quale si definiscono i curriculum formativi, si effettua la vigilanza, il controllo e la certificazione delle competenze (accreditamento professionale), nonché la verifica e il rispetto dei principi etici e deontologici, la promozione e lo sviluppo delle conoscenze e delle competenze sulle quali l’esercizio professionale è basato.
Bisogna avere la consapevolezza che le professioni rappresentano non un muro da abbattere, una corporazione da sconfiggere, non un peso per l’economia, ma una grande risorsa del Paese. Basti pensare che il PIL prodotto dalle professioni è quasi pari a quello industriale!

Ma perchè non liberalizzare le professioni ordinistiche ?
Che senso ha? Dovremmo ammettere che le Università, le specializzazioni e i concorsi di abilitazione non servono né sono serviti a nulla. Le professioni Ordinistiche sono quelle professioni che richiedono conoscenze e capacità che si conquistano solo attraverso un percorso di studi molto lungo e serrato, per le quali a differenza dagli altri lavori, non basta la semplice apertura di partita iva per poterle esercitare. Svolgere un professione intellettuale non è come vendere pomodori, o aggiustare lavandini, o vendere biancheria intima; gli Ordini e lo Stato sono garanti nei confronti dei cittadini della preparazione sufficiente di un laureato ed abilitato, tale da poter esplicare correttamente una professione intellettuale.
Se intente la liberalizzazione del numero delle farmacie e dei notai e dei medici di famiglia, siamo perfettamente concordi, in quanto rappresentano semplicemente il mantenimento di uno status economico di una categoria, ma se intende la liberalizzazione all’accesso alle professioni sarebbe un errore madornale, ai danni della civiltà italiana, con ripercussioni gravissime in ogni settore economico e sociale.

Ma non ci sono troppi ostacoli o barriere per poter svolgere una professione?
Quale sarebbero gli ostacoli scusi ? i professionisti per poter svolgere l’attività professionale devono superare il corso di laurea, devono superare un esame di stato e devono essere iscritti nel loro Ordine professionale. In Italia i professionisti tecnici sono 10 volte numericamente superiori a quelli delle altre Nazioni europee e del mondo; che altro dobbiamo semplificare non capisco? E’ esattamente il contrario, i professionisti a causa dell’eccessivo soprannumero dovuto alle eccessive semplificazioni dei percorsi universitari, non trovano lavoro o se lo trovano ottengono RETRIBUZIONI inferiori a quelli degli extracomunitari o delle badanti, siamo arrivati al tecnico professionista del condominio !!!

Mi pare dunque di capire che i professionisti italiani sono già troppi !
Siamo in gigantesco esubero purtroppo, grazie alla moda di andare all’Università e la conseguente proliferazione mastodontica di laureati, che crea una gravissima situazione di inoccupazione di giovani e meno giovani e in generale di svendita e svalutazione del lavoro intellettuale.

È una legge di mercato così banale da comprendere che non conoscono solo gli economisti. Se domattina tutti incominciassero a vendere mele, dopo pochissimo queste non avrebbero più prezzo, avrebbero un prezzo sul mercato addirittura inferiore al costo di produzione, ovvero si riuscirebbe a venderle esclusivamente in perdita. Per questo motivo si preferisce mandare al macero la sovrapproduzione, per evitare la svalutazione e il fallimento del mercato ortofrutticolo. E’ quello che sta succedendo alla categoria dei professionisti, oggetto dell’assalto della più selvaggia liberalizzazione, di fatto già attuata da molti anni, OGGI ADDIRITTURA LEGALIZZATA!

Leggi errate hanno aumentato esponenzialmente le lauree italiane, senza tenere in considerazione le esigenze operative e reali della piazza. Ormai ci sono Università anche nei paesini più sperduti ed è raro trovare un giovane che non si rifugi nelle aule di una Università. Ci sono meccanismi perversi che fanno laureare dipendenti statali diplomanti in tempi improbabili ed assurdi, mediante strane convenzioni tra università ed enti che elargiscono crediti ingiustificati e gratuiti. In questa situazione l’offerta eccede in maniera smisurata la domanda o la richiesta di professionisti; e questo processo degenerativo produce il fallimento della categoria e lo squilibrio e l’inceppamento della macchina sociale.
Una società che sia ben equilibrata e proporzionata deve contenere nel suo “organico” tutte le professionalità: arti, mestieri e professioni, ciò affinché vi possa essere uno sviluppo armonico e un incremento della produttività del Paese.
È impensabile concepire un esercito di 10.000 Generali e 10 soldati, d’altronde è fallimentare ed improduttiva è una fabbrica che abbia 1000 direttori e 10 operai.

In Italia tutti svolgono lo stesso lavoro, le Università sorgono come funghi in ogni paese o paesino, la Nazione investe enormi energie e risorse economiche tassando i nostri portafogli, per produrre lavoratori LAUREATI in esubero di cui non ha alcuna necessità!
Nessun freno è stato posto all’ingresso agli Ordini, o ai Collegi professionali, ormai stracolmi di professionisti disoccupati e per giunta chiamati casta!

In edilizia anche prima della introduzione delle sciocche liberalizzazioni, hanno titolo ad operare uno spaventoso e sterminato numero di professionalità : architetti, ingegneri civili, ingegneri edili, ingegneri chimici, ingegneri gestionali, ingegneri meccanici, ingegneri elettronici, ingegneri elettrici, ingegneri aerospaziali, ingegneri navali, ingegneri delle telecomunicazioni, ingegneri minerari, ingegneri idraulici, ingegneri nucleari, ecc.ecc. geometri, tutte le professionalità iunior, periti industriali, periti agrari, agronomi, ecc.ecc.. In tutti gli altri Paesi europei civilizzati e anche meno civilizzati, soltanto architetti ed ingegneri hanno competenze nell’edilizia e nell’urbanistica, men che meno ne hanno i diplomati, e anche solo volendo considerare le professionalità italiane possiamo constatare che soltanto gli avvocati, per esempio, difendono nelle aule dei tribunali, non vi sono altre categorie autorizzate a farlo, soltanto i medici operano negli ospedali e nelle cliniche o firmano ricette, soltanto i farmacisti aprono le farmacie, soltanto i notai fanno i rogiti notarili, l’ambito dell’edilizia e dell’urbanistica invece, grazie ad una stolta legislazione senza precedenti al mondo, vuole che sia un “refugium peccatorum“ di molteplici e diversissime categorie che spesso non hanno in comune alcun fondamento culturale e formativo!

Ma gli ordini rappresentano un costo per il cittadino ?
Gli Ordini sono dotati di autonomia patrimoniale, finanziaria e organizzativa, sono interamente sostenuti dagli iscritti, e non rappresentano alcun costo per il cittadino ma soltanto per il professionista, per il cittadino rappresentano invece una garanzia di una tutela.

Allora perchè tanto accanimento contro gli ordini professionali, perchè li si vuol smantellare se non rappresentano un costo per la società ?
A questa domanda non so risponderle, o meglio questa domanda richiede una risposta coraggiosa,…glie la dirò. Si tratta di fortissime pressioni esercitate delle vere lobby nazionali ed internazionali, capitalisti ed imperialisti dello Stato, che con l’eliminazione di un organo a tutela del cittadino cercano di favorire la formazione di un esercito di manovalanza intellettuale a bassissimo costo di cui potranno beneficiare esclusivamente i colonialisti dal potere economico e finanziario, finanziando di fatto il dominio dei pochi padroni rispetto a chi esercita invece una professione puramente e squisitamente intellettuale.

Come mai i professionisti sono gli unici che dovrebbero avere tariffe fisse per legge ?
Le rigiro la domanda, come mai tutti i cittadini che svolgano un qualunque lavoro sia all’interno della macchina stato che alle dipendenze di una azienda privata godono dei salari minimi sindacali ? Come mai gli stipendi degli italiani sono fissi ? Anche le imprese godono da sempre di tariffari minimi pubblici regionali e nelle gare d’appalto devono rispettare il principio dell’offerta economicamente più conveniente che tiene in considerazione diversi parametri tra cui qualità, curriculum e prezzo, e qualora applichino ribassi eccessivi rispetto i listini ufficiali o vengono scartate o devono produrre la cosiddetta giustificazione del prezzo, ovvero un esame analitico dei costi affinché si dimostri che il ribasso non è frutto di una speculazione improponibile.
Le dirò di più vale la pena riflettere su alcune leziose contraddizioni, quale il fatto che la normativa sui lavori pubblici vincola alla non ribassabilità i costi relativi alla sicurezza dai quali vengono esclusi però paradossalmente quelli relativi ai compensi professionali relativi alla progettazione e alla gestione della sicurezza stessa.
Non è ben chiaro a questo punto il perché solo i liberi professionisti intellettuali non debbano avere un criterio di proporzionalità tra il LAVORO, le risorse economico-intellettuali investite e la retribuzione.

Lei s’immagina se lo stato liberalizzasse gli stipendi degli italiani? a parità di concorso si potrebbe dar lavoro a chi offre il prezzo più basso, pur di assicurarsi almeno un piatto di fagioli i lavoratori accetterebbero qualunque condizione di lavoro, o di falso lavoro, e le assicuro che vi sarebbero retribuzioni da terzo e quarto mondo, senza contare che lavori così svolti sarebbero assolutamente inutili ed improduttivi! E’ ciò che sta accadendo ai liberi professionisti dopo l’eliminazione dei minimi tariffari !

Qualcuno ha detto che le tariffe minime e massime garantiscono il cliente, è vero ?
Certamente il cliente mediante le tariffe, può controllare il giusto prezzo da corrispondere per un giusta e regolare prestazione e può verificare se vi sia stata o meno una richiesta eccessiva, in tal caso può rivolgersi all’ordine di appartenenza per pretendere una sanzione al professionista ! Senza tariffe ognuno potrà chiedere troppo o troppo poco, non ci sarà nessun criterio di garanzia per il cittadino.

L’eliminazione delle tariffe nuocerà e trufferà 3 volte il cittadino : la prima volta perché chi è tra i collusi con alcuni organi di approvazione delle pratiche potrà chiedere somme smisuratamente alte, ben più elevate della tariffa, avvalendosi del “suggerimento” FORZATO dell’amico politico o del personaggio che maneggia la macchina autorizzativa delle licenze e che indirizza il cittadino nel rivolgersi al professionista virtualmente “associato”; la seconda volta è perché avrà una prestazione molto spesso assolutamente non rispettosa della legislazione nazionale tecnica, urbanistica, statica, termica di sicurezza ecc.ecc.; la terza volta perché la fatturazione “a piacere” con le tariffe liberalizzate, comporta naturalmente il pagamento delle tasse “a piacere” con grave danno alle casse dello stato, situazione che si ripercuote su tutti i cittadini.

Ma scusi allora anche i commercianti dovrebbero pretendere i minimi sui prodotti che vendono ?
Per tutte le categorie di lavoratori sia nel pubblico che nel privato, lo Stato dovrebbe imporre dei retribuzioni minime calibrate in base agli effettivi costi, oltre le quali s’incorre nella possibilità di truffa e di concorrenza sleale o nella probabilità di svolgere un lavoro con retribuzione al di sotto della soglia di dignità umana. Con un tariffario minimo il lavoratore autonomo dovrebbe pagare effettivamente tasse minime su tutti i prodotti o le prestazioni svolte, senza possibilità di evadere o di fatturare “a piacere” come attualmente accade!!!

Oltretutto sempre più frequentemente assistiamo a vere e proprie gare di brigantaggio nel cercare di spuntare il prezzo più basso.

Le imprese pur di aggiudicarsi gare pubbliche o private ledono i più elementari principi del buon costruire, non rispettano le normative, o gli ordini impartiti dalla Direzione dei Lavori, dalla Coordinazione sulla sicurezza, assumono operai a nero, abbandonano i rifiuti edili senza il dovuto smaltimento a termini di legge, risparmiano sul calcestruzzo, sull’acciaio, sugli intonaci, su materiali e le tecniche costruttive che rendono termicamente efficiente l’edificio, cercano di utilizzare una volumetria maggiore dell’assentito per avere un maggior introito in fase di alienazione, tagliano sui costi di sicurezza speciale e sui costi di sicurezza legati alle singole lavorazioni, falsificano documentazioni, risparmiano sui professionisti assumendo incompetenti timbratutto sottratti ad altri lavori, magari dipendenti pubblici coinvolti nel processo autorizzativo per poter “spingere” la pratica, nonostante le evidenti carenze sotto il profilo progettuale e normativo, sfruttano la “manovalanza” intellettuale tecnica di bassissimo costo pronta ad assecondare qualunque idea speculativa e contra legem, stipendiano professionisti rendendoli succubi del signoraggio di chi elargisce economie, che necessariamente chiuderanno uno o due occhi nel progettare, nel valutare, nel dirigere, nel consigliare, nel coordinare ecc.ecc.
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