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Architetti e Ingegneri …le tariffe minime erano ferme al 1987

Riforma delle professioni - La liberalizzazione delle tariffe di un mercato sovraffollato, in Italia sono 500 mila ingegneri e di architetti libero professionisti, porta alla svalutazione delle prestazioni e alla creazione di presupposti per un'illegalità diffusa. Pubblichiamo la seconda parte di questa intervista shock sulla libera professione per aprire il dibattito.
di Redazione
13 dicembre 2013
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http://www.habitat-italia.it/green-economy/13-12-2013/news/architetti-e-ingegneri-cera-una-volta-una-professione-2/
In Italia sono 500 mila ingegneri e di architetti libero professionisti

Sulla professione di ingegnere e di architetto libero professionisti (Leggi la prima parte)
Cosa vuol dire? Che qualche tecnico dipendente pubblico approfittando della sua posizione all’interno della macchina autorizzativa, o della visibilità rispetto alla committenza lede gli interessi dei cittadini a favore della speculazione edile, dello sfruttamento del territorio e quindi della cattiva costruzione?
Purtroppo è così la Federazione infatti nelle Linee Guida di riforma propone l’assoluta incompatibilità tra lavoro pubblico o dipendente dalle aziende e la professione autonoma. Ci sono evidenti conflitti di interesse che non  possono essere sanati in nessun modo, in teoria il dipendente che volesse svolgere il lavoro autonomo deve chiederne il permesso al dirigente, in pratica il permesso non viene mai chiesto o non viene mai negato, dipende dalla discrezionalità di un uomo che come tutti è suscettibile di influenze di varia natura

Cosa vuol dire che i professionisti assunti dell’organico delle imprese chiudono un occhio?
È umano farlo ed è umano chiederlo per i titolari. La federazione in proposito evidenzia l’enorme conflitto di interessi in un professionista assunto da una azienda di costruzioni, i liberi professionisti devono mantenere autonomia decisionale e non devono mai dipendere da interessi economici e specolativi delle imprese. Chi firma un progetto, ne dirige i lavori o ne coordina la sicurezza, o ne firma una certificazione qualsiasi deve essere soggetto terzo indipendente e non legato in nessun modo da alcun rapporto di dipendenza all’impresa.
È giusto ma sarebbe facile eludere questa norma … si assume un professionista nell’organico, si fa redigere un progetto ad uso e consumo speculativo dell’impresa e poi si fa firmare da un terzo!
Èè quello che accade quasi sempre al giorno d’oggi, la guardia di finanza o l’agenzia delle entrate dovrebbe accorgersene, quando si emette fattura per poche migliaia di euro per un progetto di  il cui valore è di milioni di euro, dove il professionista si presume abbia utilizzato ed aggiornato decine di software costosissimi lavorando per anni, li è certa la prestazione fasulla. E un prestazione fasulla resa su opere di edilizia o di architettura si configura come reato di inaudita gravità ai danni della collettività, questo reato è assolutamente sponsorizzato dai sostenitori delle selvagge liberalizzazioni delle tariffe minime. La federazione in proposito nelle Linee Guida, evidenziando la pericolosa problematica, propone che si possa lavorare anche alle dipendenze di una impresa ma esclusivamente a tariffa professionale.  In tale maniera le imprese saranno scoraggiate ad assumere soggetti timbratutto per 3 soldi, in quanto dovrebbero pagarli egualmente a tariffa, si eviterà anche il vergognoso sfruttamento dei giovani e meno giovani soggiogati dal potere delle lobby delle imprese, che in caso di lavoro dipendente avrebbero i loro minimi salariali al pari degli altri lavoratori dipendenti, le tariffe minime professionali.

Potrebbe accadere ugualmente anche se si lavorasse con le tariffe minime
Certo potrebbe accadere, ma le probabilità che accada in tala caso, sarebbe largamente inferiore, oggi è addirittura consuetudine, le imprese sfruttano il soprannumero e la svalutazione dei professionisti tecnici per loro uso e consumo!
Perché per i professionisti intellettuali l’eccessiva concorrenza sarebbe ancor più pericolosa?
L’eccessiva, selvaggia e spietata concorrenza generata dalla ondata barbarica delle liberalizzazioni, porta sempre all’imbarbarimento della civiltà, e se ciò avviene per le imprese in misura decuplicata avviene per i professionisti.
Stiamo producendo il fallimento della macchina sociale attraverso la perdita dei diritti, delle garanzie acquisite, attraverso una anarchica deregolamentazione, stiamo creando un sistema labile soggetto all’andamento di un mercato perverso,  anarchico, dove tutto è profitto, è interesse personale, una società che crea miseria, povertà, ansia, che riesce a degenerare le azioni dell’uomo più onesto e perbene.

Gente che ha investito in cultura e gente che ha investito in termini di danaro per creare una certezza, per avere un futuro, per avere un lavoro seppur autonomo ma dignitosamente retribuito e capace di assicurare certezze, si ritrova ad essere precaria, si ritrova a stringere tra le mani un  inutile pugno di polvere.

Una concorrenza spietata oltre ogni logica impedisce di vivere una vita serena, naturale, porta ad atteggiamenti di nevrosi collettiva. Tassisti che rischiano di fallire perché la torta viene tagliata in troppe fette, negozianti che vedono aprire decine di attività concorrenti a pochi metri senza una regolamentazione e un limite, o che vedono prezzi al ribasso tali da essere giustificati soltanto attraverso il “metodo” dell’evasione fiscale, o la truffa, professionisti che proliferano come i funghi senza avere certezza di introito proporzionale al lavoro.

Ci ritroveremo a svolgere da un giorno all’altro i più disparati lavori, l’imbianchino che perdendo il lavoro farà il cuoco, il meccanico che si ritroverà a fare il mastro muratore, ciò porta alla svalutazione di mestieri e professioni, alla mancata specializzazione, alla proliferazione del mercato degli improvvisati tuttologi, porta la mancata esperienza e crescita in alcun settore, al deterioramento della struttura sociale.

Si colpiscono le uniche attività che producono ancora qualcosa, che mandano avanti la nazione, che costruiscono il presente e futuro della società, per regalare le economie nelle mani dei grandi gruppi capitalisti nazionali ed internazionali. Il diktat è quello di appiattire la massa per arricchire i pochi eletti in un sistema in cui qualunque piccola realtà economica o culturale e professionale tende a sparire per cedere il posto all’imperante dominio incontrastato del freddo signoraggio delle banche e delle economie mondiali.

Ma quali sono in sostanza le differenze apprezzabili tra attività commerciale e attività’ professionale, viste sul piano economico
Le grandi differenze tra una prestazione intellettuale resa e un prodotto commerciale in vendita sono:
1. Il professionista non vende prestazioni prendendole dalla scaffale o dalla bancarella di frutta e verdura, ma le elabora di volta in volta attraverso l’utilizzo dell’ingegno e dell’intelletto nonché del bagaglio culturale formativo che deve essere costante e continuo, utilizzando strumenti software ed hardware che richiedono costi, aggiornamenti, ed elevate conoscenze, rischiando penalmente e civilmente anche e soprattutto per errori commessi da terzi;
2. Il professionista intellettuale svolge prestazioni in ogni caso che influiscono sull’intera collettività, anche e soprattutto quando le stesse sono rese nei confronti di committenza privata, e la qualità non può essere soggetta a ribasso per poter assecondare le esigenze speculative di un palazzinaro o di un committente privato, ciò rappresenterebbe una gravissimo danno al Pese, alle economie, alla Città, alla sicurezza delle persone e dei lavoratori, all’ecosistema, alla risorse energetiche, alla qualità della vita e del lavoro della gente, ecc.ecc.
3.Se lei trova un annuncio di una Mercedes nuova a 1000 euro sicuramente le viene un dubbio che possa esser rubata o comunque una truffa. Ma mentre lei è in grado di discernere il reale costo del prodotto, non sarà in grado di percepire l’effettivo costo di una prestazione professionale intellettuale., possiamo verificare difformità di prezzo tra studio e studio che oscillano anche del 1000*1000. Secondo lei questo perché!? e secondo lei come mai ciò non avviene nelle attività commerciali o nelle imprese o nelle attività artigianali?   Glie lo spiego io, perché un commerciante di auto come quello di broccoli, o di baccalà ha comunque un prezzo minimo sotto del quale non può scendere, che si chiama prezzo di costo, un professionista eventualmente o perché truffatore o perché messo di fronte alla spietata concorrenza data dall’evidentissimo soprannumero, timbrando una prestazione svolta da un dipendete di una azienda non ha alcun costo e dunque non ha limiti al ribasso della prestazione…una prestazione fasulla può esser svolta senza alcun costo !!!

Quindi la liberalizzazione delle tariffe di un mercato così saturo porta alla svalutazione delle prestazioni e alla creazione di presupposti di illegalità diffusa?
Esattamente, in proposito giova ricordare che il Governo Federale Tedesco ha aggiornato da poco le tariffe obbligatorie per le prestazioni di ingegneri e architetti affermando testualmente che : “Scopo della prescrizione di tariffe minime è la prevenzione di una competizione sconsiderata, che metterebbe a repentaglio la qualità delle prestazioni  professionistiche, nonché contribuire alla protezione dei consumatori.

QUINDI …
E non solo, l’art.36 della Costituzione: recita «Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa»;

Ma perché le tariffe appaiono così alte?
Ha detto bene, “appaiono”, ma non lo sono! Le tariffe minime di ingegneri e di architetti sono ferme al 1987, prima ancora della trasformazione da lira in euro. Le tariffe del libero professionista devono tenere in considerazione:
1.la mancata continuità temporale degli incarichi;
2. devono considerare che i tempi impegnati par assolvere la prestazione, portano necessariamente alla rinuncia di altri lavori;
3. devono ammortizzare innumerevoli costi di studio;(acquisto ed aggiornamenti periodici di software, hardware, consumabili, strumentazione, bollette adsl, corrente elettrica , acqua, riscaldamento, condominio, immondizia, fitto dello studio, telefono, ecc.)
4. devono essere proporzionate al ristoro per l’eventuale malattia, per l’infortunio, e per le ferie; (anche noi ci ammaliamo!! o no??)

5. devono garantire una pensione di vecchiaia;(anche noi diventiamo vecchi …o no??)

6. devono essere proporzionate all’incertezza del reale introito; (il committente può decidere autonomamente di non pagare, inventando le più improbabili scuse, che con la mala giustizia e i tempi biblici di una sentenza al giorno d’oggi, si trasformano in un’arma per delinquere e per rubare illecitamente le nostre prestazioni!)
7. devono essere proporzionate al rischio sia sotto il profilo civile che penale, cui in special misura gli ingegneri e gli architetti sono sottoesposti; rischio paradossale ed insensato cui le leggi attuali espongono chi svolge la professione id architetto o di ingegnere anche per errori svolti dalla committenza o da terzi!!!
8. devono tenere in considerazione i costi e i tempi per i corsi di aggiornamento professionali.
9. devono tenere in considerazione i tempi enormi per poter redigere qualunque prestazione, che s’interfaccia necessariamente con decine di pareri e di colloqui con i funzionari degli Enti imputati alle approvazioni delle autorizzazioni edilizie.
DUNQUE NON È POSSIBILE ALCUN RAFFRONTO CON LA TARIFFA ORARIA DI UN DIPENDENTE DEL PUBBLICO IMPIEGO CHE NON È SUSCETTIBILE DI ALCUNA PREOCCUPAZIONE O DI INDETERMINATEZZA.

Dunque nessun privilegio a svolgere la professione intellettuale autonoma?
No anzi, le faccio una breve elencazione di quali sono i veri privilegi, che non appartengono certamente ai liberi professionisti:
•stipendio certo, che in caso di crisi dell’economia aumenta addirittura il potere d’acquisto,
• tredicesima e quattordicesima certi,
• pensione assicurata,
• eventuale cassa integrazione,
• sussidi ed incentivi di ogni genere, 
• ferie e malattie pagate,
• indennità riconosciute per malattie ed infortuni di varia natura,
• periodo di maternità retribuito;
• congedo parentale;
• giorno libero;(chiedete ad un libero professionista quante volte all’anno si concede un giorno libero? Senza poi recuperarlo durante la notte!!!)
• 5 o massimo 8 ore di lavoro/giorno, contro almeno 15 ore/giorno di un professionista autonomo, sempre che non si lavori anche la notte(nel periodo delle consegne);
• corsi di aggiornamento pagati dallo Stato;
• utilizzo di strutture lavorative pagate dallo stato,
• di hardware e software pagati dallo stato,

• utilizzo di consumabili pagati dallo stato,
• nessun fitto da pagare per uno studio,
• così nessuna quota condominiale,
• nessuna utenza elettrica, telefonica, della linea adsl, dell’acqua, dell’immondizia,
• nessuna preoccupazione del fermo delle attrezzature che sia legata allo stipendio che sempre viene garantito, nonostante l’improduttività del lavoratore;
• certezza dello stipendio mensile e della data in cui viene introitato;
• nessuna spesa e nessun tempo sottratto al lavoro o al tempo libero per rincorrere per mesi o anni il cliente moroso;
• sabati e domeniche e giorni di festa allegri e spensierati, senza l’assillo delle consegne o dei mancati pagamenti, o della mancata clientela;
• nessuna spesa per l’usura o rottura delle strumentazioni;
• nessun rischio di lavorare per rimetterci(ormai circostanza frequentissima);
• nessun rischio di inique e medievali sanzioni per errori commessi da terzi;
• nessun rischio che il cliente s’inventi improbabili pecche o la mancata soddisfazione rispetto alle prestazioni effettuate pur di non pagare; e dunque di dover ricorrere a procedimenti giudiziari o stragiudiziali lunghissimi e dispendiosi per avere riconosciuta semplicemente la retribuzione spettante;

E potremmo continuare ancora……… come avrà ben capito si tratta dei lavoratori dipendenti statali

Mi faccia degli esempi … per esempio, quanto costa una prestazione, non so quanto costa una DIA o una SCIA?
Finalmente arriviamo alla dimostrazione concreta di ciò che stiamo dicendo. Mi consenta, la domanda è troppo generica, è come se lei mi stesse chiedendo, quanto costa un’automobile? Dipende a quale tipo di lavorazioni è indirizzata, dall’ammontare del costo dei lavori, e dalle responsabilità cui è soggetto il professionista, tutti paramenti che influenzano il minore o maggior costo della prestazione.

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È presente 1 commento
  1. Somaglino Marco

    Da libero professionista iscritto al mio Ordine provinciale dal 25 anni, da titolare di studio tecnico, da Consigliere e Segretario dell’Ordine Architetti della mia Provincia, non posso che confermare, con sincera ed estrema obiettività, che tutto quanto scritto nell’articolo è la realtà dei nostri giorni relativamente alla libera professione ed in particolare degli Architetti ed Ingegneri. Purtroppo è incomprensibile che veniamo considerati “come una casta”. A malapena il 95% degli iscritti ad un Ordine come il nostro riesce a portare a casa uno stipendio appena accettabile (depurato da tutte le spese, incombenze fiscali, ecc…. menzionate nell’articolo).

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