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Gli ex “Sciur” di Monza Brianza non affittano casa agli italiani

Nell'ex verde Monza Brianza, patria di mobilieri e piccole imprese, l'immobile provincia brianzola, la più cementificata e inurbata d'Italia c'è un buco grigio fatto d'intrecci mafia-politica e un buco nero costituito dal bollettino di guerra delle imprese in crisi fallimentare, poteva farsi mancare la "povertà culturale"
di Giovanni Pivetta
13 dicembre 2013

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Monza è la provincia più inurbata e densificata d'Italia

C’era una volta la verde Monza Brianza, ex patria di mobilieri e piccole imprese nate di fianco alle case, fatta da imprenditori volenterosi che preferivano vivere lontano da un capoluogo lombardo a loro dire “corrotto”. Ora c’è un buco grigio. Lo ha raccontato Legambiente, in una ricerca, raccontando di come tra il 1999 e il 2009 ci sia sta un’impennata, coincisa con la spartizione di circa 2mila ettari di terreno. Gli abitanti sono 850.321 per una superficie di 405,49 chilometri quadrati; un indice medio di consumo di suolo appunto che si attesta intorno al 53% con comuni che superano l’incredibile soglia dell’80%: tra poco dovrebbe sorgere pure la Pedemontana. Devastato dalla cementificazione, il territorio è diventato crocevia di intrecci mafia-politica. Come non ricordare Desio, che non poteva non sapere di avere l’Andrangheta in casa …. oggi dove c’era la Brianza felice, ci sono le mafie riunite.

“40 passi. La verde Brianza e la città infinità”
Film-documentario – La provincia di Monza e Brianza è la seconda provincia più urbanizzata d’Italia. Le esondazioni del Lambro, evento con cui la famiglia di Elio De Capitani e Cristina Crippa è da sempre abituata a convivere, sono diventate più frequenti e pericolose. A Caponago un campo coltivato ad agricoltura biologica sta per diventare la rotonda d’accesso alla futura TEEM. A Meda l’autostrada Pedemontana cancellerà buona parte del Bosco delle Querce, monumento naturale alla memoria dell’incidente diossina del 1976, tra le ultime aree verdi di un territorio tremendamente deturpato. Sono le ragioni del cemento. Incuranti di ogni logica economica, sociale e ambientale si nutrono ogni giorno di ettari di spazi aperti in nome di un’idea di “progresso” che, come spiegano i protagonisti del film, ha fallito. La “verde Brianza” diventa così una città infinita senza soluzione di continuità in cui tra una conurbazione e l’altra non restano che 40 passi e in realtà, spesso, neanche quelli.

La Lega, oggi, si colora di verde, vuole tutelare e salvaguardare la Brianza dal cemento
La Lega Nord chiede di approvare il prima possibile il PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) per tutelare e salvaguardare il territorio da nuovi rischi di cementificazione. “Non ci sono motivi per non approvare e in fretta questo documento – spiega Dionigi Canobbio, segretario provinciale della Lega Nord brianzola – Questo piano impone una salvaguardia delle aree che saranno toccate dal corridoio della Pedemontana, scrive le regole per la corretta integrazione del sistema parchi e dei nostri dieci Plis, prevede uno sviluppo delle aree commerciali che tuteli i negozi di vicinato e non solo la grande distribuzione”.

“Un altro pregio di questo è l’approfondita analisi sulle aree dismesse nei 55 Comuni, con precisi indirizzi per riqualificare il territorio prima di cementificarne di nuovo – aggiunge Andrea Monti, assessore provinciale – Se questo documento fosse già approvato, faremmo fatica ad immaginarci un mega-centro commerciale cinese come quello voluto dal Pd di Agrate Brianza.

Nel documentario “I 40 passi, la verde Brianza e la città infinita”, la sinistra brianzola, sempre veloce di lingua, accusava la Provincia di Monza di non frenare il consumo di suolo e la cementificazione. Pochi mesi fa decisione della giunta di Monza (di sinistra) di dare il via alla costruzione dell’ennesimo supermercato, su un terreno oggi vergine. Oggi il sindaco Colombo di Agrate, sempre di sinistra, si batte per la realizzazione di un nuovo centro commerciale all’ingrosso cinese.

Questa è la logica del profitto, delle operazioni economicamente vantaggiose, delle giustificazioni, dei distinguo, che hanno portato la Brianza ad essere la Provincia più urbanizzata d’’Italia. Qui non è una questione di Cinesi, Americani o Francesi, qui si tratta di capire se il nostro territorio, il nostro futuro, sia in vendita oppure no? Ecco perché sono gravi le dichiarazioni del Sindaco di Agrate, al di là del caso “Chinacenter”, perché danno la misura di quanto sia difficile mettere un freno al consumo di suolo. Non stupiamoci se il PTCP che sta approvando la Provincia è osteggiato da tanti, anche da qualche primo cittadino. Uno strumento che rappresenta un ostacolo forte per chi ancora pensa di poter vendere la nostra terra. Non mi stupisco che qualcuno speri che la Provincia abbia vita breve.

Questo PTCP è un atto di rispetto nei confronti del territorio più urbanizzato d’Italia,
nonché lo strumento per tutelare ambiti agricoli strategici e rete verde provinciale adeguandoci alla legge 12 della Regione – spiega Diego Terruzzi, presidente della
Commissione ambiente – Una pianificazione adeguata alle leggi regionali consentirà alla Provincia e a tutti i Comuni di innalzare la qualità della vita grazie ad una
pianificazione territoriale consona e coordinata, senza dimenticare che vigendo oggi il Ptcp di Milano che risale al 2003 tutto questo è impossibile. Per questo dobbiamo
fare in fretta.

Dai cartelli anni ’60 “non si affitta ai meridionali” a “non si affitta agli italiani”
Settanta metri quadri, in un cortile del centro di Desio, a 550 euro al mese. Con una condizione. “Affitto appartamento solo a famiglia rumena”. L’annuncio comparso sui cancelli e sui pali di diverse vie della città, soprattutto in zona stazione, ha attirato l’attenzione dei passanti. Il testo è chiaro e per essere ancora più chiaro è scritto sia in italiano che in rumeno. La persona che ha affisso il cartello spiega: “Non sono razzista, voglio solo rumeni perché intendo tutelarmi. Ho affittato l’appartamento ad una famiglia di italiani, che per due anni non mi hanno pagato. Non solo. Hanno distrutto la casa, l’hanno letteralmente devastata, provocandomi danni per almeno 30mila euro”.

E poi: “Dopo varie vicissitudini e dopo aver messo di mezzo il tribunale, la famiglia italiana ha lasciato la casa. Ora voglio proteggermi: affitto solo ai rumeni, perché li conosco e so che si comportano bene. A loro conviene seguire le leggi ed essere educati. Non è nel loro interesse non rispettare le regole: vivono in un Paese straniero ed è meglio per loro non avere guai con la giustizia. Gli italiani, invece, se ne fregano. E a volte sono maleducati se non addirittura arroganti”. … da il settimanale Il Cittadino di Monza Brianza

Insomma i “Sciur” Brambilla tutti casa e lavoro, nel vuoto pneumatico a livello culturale di questa terra opulenta, sono passati da non si affitta ai terroni (1960-2011) … vivo in tempi bui e non ho nulla di cui preoccuparmi perchè son diventato buio anch’io, ma di notte sono uguale agli altri” … Paese al tracollo l’Italia, Paese allo sbando… crisi su ogni bocca questa forse la cosa più grave, esser coscienti della deriva e evitare di arginarla stracolmi di opportunismo …

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