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Italia, quale densificazione per quale rigenerazione urbana?

Istat "Focus sul verde urbano 2013" - Italia urbanizzata con scarso verde nelle città. Studio di David Owen, la densificazione urbana fa risparmiare più CO" che le energie rinnovabili. In quale modello di rigenerazione urbana e di "Piano città" vogliamo vivere?
di Giovanni Pivetta
13 dicembre 2013

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Italia, riqualificazione urbana
Michael Wolf "architecture of density"

Niente cielo nè terra, nulla che possa distrarre l’occhio dell’osservatore dalla sequela interminabile di finestre e balconi, immagini scioccanti tratte da Architecture of Density del fotografo Michael Wolf scatti dell’architettura claustrofobica di una delle città più popolate del Pianeta Terra come Pechino, Honk Kong etc.

È questo che intendiamo, in chiave contemporanea, realizzare nel nostro futuro per città densificata?
Che i cinesi siano delle vere e proprie api operaie è cosa oramai nota da tempo ma che, proprio come api, vivessero in dei veri e propri alveari è una cosa ben più difficile da credere. Ma la visione infernale di questi superstipati condomini, agglomerati urbani con una straordinaria densità abitativa ci fa sentire come se l’ossigeno stesso avesse problemi a circolare.

LA DENSIFICAZIONE URBANA FA RISPARMIARE CO2 PIÙ CHE LE RINNOVABILI
Sorpresa: le città densamente popolate fanno risparmiare più CO2 di molte risorse rinnovabili. Lo sostiene David Owen, firma del settimanale The New Yorker e autore di una dozzina di libri, tra cui l’ultimo “Green Metropolis: Why Living Smaller, Living Closer, and Driving Less Are the Keys to Sustainability”.
New York, una delle città più grandi e popolate al mondo, è anche la città più sostenibile d’America: ha il più basso consumo pro-capite di carburante e produce soltanto 7,1 tonnellate di gas serra per residente all’anno, rispetto ad una media nazionale USA di 24,5.

Secondo Owen, questo dipende innanzitutto dalla densità di popolazione. Nel suo ultimo libro, infatti, Owen afferma il principio per cui, riducendo le distanze tra le persone e tra le persone e le loro destinazioni, si riduce il consumo di energia, le emissioni e gli sprechi. Proprio per questo motivo, New York risulta essere uno degli ultimi luoghi negli Stati Uniti dove camminare è considerato una forma principale di trasporto.
A New York Le persone camminano, o usano la bicicletta, o i mezzi pubblici. Lo confermano i numeri: il 54% delle famiglie newyorkesi e il 77% delle famiglie di Manhattan non possiede nemmeno un’automobile.

Owen è convinto che una città densa sia un fattore più determinante rispetto ad altri fattori, come la presenza dei pannelli solari sui tetti delle case, anche se questo è di difficile comprensione per gli ambientalisti più tradizionali. Piantare alberi lungo le strade cittadine è importante, non perché assorbono CO2, ma perché la loro presenza rende gli abitanti più felici di vivere in città. L’attivismo ambientale convenzionale produce invece l’effetto opposto, in quanto rafforza l’opinione che la vita urbana sia artificiale, nociva e porti i cittadini a sentirsi in colpa per come e dove vivono.

Molti ambientalisti e urbanisti affermano che per convincere le persone ad uscire di casa a piedi c’è bisogno di sviluppare aree urbane che assomiglino più ad un paese che ad una città, che possiedano ampie aree verdi e lunghi percorsi pedonali.

È vero che queste caratteristiche possono invogliare le persone a fare più passeggiate, ma se l’obiettivo è convincere che camminare è una forma di trasporto pratica, ampi paesaggi verdeggianti – sostiene Owen – potrebbero risultare controproducenti: quello che serve sono destinazioni accessibili. Per vedere un grande numero di persone che si sposta a piedi, ricorda Owen, non bisogna andare in paese o in periferia, basta andare in centro.

RIGENERAZIONE URBANA E CITTÀ FUTURE SOSTENIBILI
Il tema della densità della città contemporanea va al di là della contrapposizione tra città densa e città diffusa, della matrice ecologica e dell’obiettivo di consumare meno suolo. La densificazione è un’opportunità che si può cogliere nel tessuto della città costruita per sperimentare dei modi di corrispondere ad una nuova condizione di urbanità, che investe sia la forma fisica della città che le relazioni tra le persone che la abitano.

La tensione schizofrenica tra deterritorializzazione e radicamento, rispecchia le domande contraddittorie che l’uomo pone da sempre alla città: da un lato la consideriamo “come una macchina, una funzione, uno strumento che ci permetta con il minimo impedimento di fare i nostri affari”, dall’altro ci rivolgiamo ad essa come “un luogo nel quale ritrovarci, riconoscerci come comunità, un luogo accogliente, un grembo, […] una casa” … da “La città” di Massimo Cacciari.

PER QUALE DENSIFICAZIONE VS QUALE DISPERSIONE URBANA?
L’Abitare contemporaneo, convoglia un insieme di aspirazioni che tendono a risolversi nell’ambiguità, in tensione tra bisogno di sicurezza e richiamo nei confronti delle opportunità offerte dai mezzi tecnologici. Case protette dai dispositivi più disparati, pronte a soddisfare bisogni e semplificare mansioni quotidiane, velocemente ricettive rispetto agli eventi esterni, e per questa stessa ragione altrettanto vulnerabili. Il principio dell’efficienza, che presuppone dotazioni adeguate per l’acquisizione delle informazioni, “entra in casa” dal momento della costruzione a quello della fruizione, investendo in modo più o meno sofisticato edifici condominiali e abitazioni unifamiliari. L’assorbimento del “mondo”, attraverso la televisione e soprattutto attraverso internet, accelera il processo di livellamento temporale e geografico degli accadimenti, si trasforma in conoscenza pronta all’uso, e schiude un mondo, ma ri-velando contemporaneamente il proprio carattere provvisorio, straniante, tutt’altro che poetico. È qualcosa di diverso dalla lineare integrazione tra socialità e privato, che raggiungeva il proprio punto di equilibrio nello spazio di confine fra la casa e lo spazio pubblico, è semmai compenetrazione, spesso esasperata, dei due ambiti realizzata tramite i mezzi tecnologici.

ISTAT, “FOCUS SUL VERDE URBANO 2011”
Quanto verde c’è nelle nostre città? Non abbastanza, secondo le ultime statistiche pubblicate dall’ISTAT, nell’aprile 2013. Nel suo documento di aggiornamento, l’Istituto riporta le percentuali green riferite ai comuni capoluogo di provincia mettendo insieme i dati del verde urbano storico, giardini e parchi attrezzati, orti urbani, aree sportive all’aperto e quelle destinate alla forestazione urbana. A ciò si aggiungono anche le informazioni sulle aree naturali protette e della rete Natura 2000 insieme alla superficie agricola utilizzata (Sau), cioè alle aree destinate ad uso agricolo che insistono sul territorio comunale. Le statistiche riportano che, nel 2011, il verde urbano ha rappresentato in media il 2,7% del territorio per un totale di oltre 550 milioni di mq (circa 30,3 mq a cittadino).

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