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Effetto Farfalla a Milano, corridoi ecologici per l’Expo

Ecologia della riconciliazione, per la rigenerazione urbana. Il progetto dell'entomologo Gianumberto Accinelli e di Eugea, portare le farfalle in piazza Duomo a Milano per l'Expo 2015 si può fare con i corridoi ecologici, arterie urbane coltivate con le scatolette de il giardino delle farfalle.
di Redazione
13 dicembre 2013

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Effetto-Farfalla-a-Milano
Effetto farfalla Milano, ecologia della riconciliazione per la rigenerazione urbana

Effetto Farfalla è una componente della teoria del caos e si riferisce in particolare alla dipendenza sensibile alle condizioni iniziali, cioè quanto le più piccole variazioni rispetto alle condizioni iniziali siano in grado di produrre differenze importanti all’interno di un sistema, nel lungo termine. Il corrispondente modello matematico si avvale di calcoli differenziali per risolvere i quali si usano funzioni esponenziali relazionate al tempo, capite allora come il più piccolo mutamento può comportare modificazioni significative. Nella versione più poetica tratta dal film The Butterfly Effect , « Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo ». L’effetto farfalla di cui mi occupo in questo post è legato sia ai bellissimi lepidotteri che alle ripercussioni su larga scala che i loro battiti d’ali avranno sulla città di Milano.

In Italia, all’Università di Bologna, lavora un entomologo di nome GianUmberto Accinelli , un uomo con così tanta poesia nel cuore, da voler regalare alla città di Milano un sogno: portare le farfalle in Piazza Duomo entro il 2015 (quando tutti i riflettori del mondo saranno puntati sul nostro capoluogo di Regione, che ospiterà l’Expo Universale). Sembra un sogno, una bellissima favola lungi dall’essere.

Eppure si può, con i corridoi ecologici: arterie urbane coltivate con le scatolette di Il Giardino delle Farfalle (con fiori di cosmos, zinnia, facelia e finocchio selvatico, prezzo euro 8.18 + spedizione) su terrazzi, balconi, giardinetti condominiali, parchi pubblici, giardini privati, aiuole, rotonde… dove cresceranno fiori così appetitosi per le farfalle che, dai grandi parchi regionali dove vivono, voleranno dolcemente fin nel grembo dorato della nostra Madunina. In barba allo smog, a dispetto di qualunque cuore inaridito, ignorando ciminiere e smog.

Nel mio piccolo ho avuto l’onore di intervistare questo sensibile riconciliatore, questo visionario amante dell’ambiente, dell’uomo, degli insetti. Quest’uomo che ha fede nella sensibilità diffusa e nelle grandi opportunità che si nascondono laddove la magia pare abbia smesso di albergare, lasciando il posto a più inaridite e commerciali visioni. Non per l’entomologo poeta.

Allora professore, raccontaci del progetto Effetto Farfalla che hai pensato per la città di Milano.
Effetto farfalla è un progetto coordinato da me e Gustavo Gandini, Professore ordinario di veterinaria (docente di genetica della conservazione, Facoltà di Medicina Veterinaria di Milano; Presidente della Fondazione Trust the Forest. ndr.), che vorrebbe dar voce alla cosiddetta ecologia di riconciliazione, perché la nostra specie sta occupando troppo spazio che toglie all’ambiente naturale, il quale esiste ma è diventato molto frammentato.

Ti faccio un esempio: abbiamo un prato. L’uomo costruisce una strada nel mezzo, dividendo questo “continente” in due isole. La riconciliazione consiste nell’unire nuovamente i due ecosistemi. La tecnica più efficace è quella dei corridoi ecologici, che vengono usati già in tutto il mondo, soprattutto in ambiente agricolo, ed Eugea , lo spin off dell’Università di Bologna, da tanti anni si occupa dei corridoi ecologici, soprattutto in città.

Allora abbiamo fatto questa pensata: per fare i corridoi ecologici in città, dobbiamo necessariamente coinvolgere i cittadini. Così abbiamo creato Eugea. Ci siamo resi conto che la città è un ambiente ideale per la coltivazione perché ci sono un sacco di terrazzi, di balconi e giardini, è un’area potenzialmente coltivabile di massimo rispetto. Solo che al attualmente viene coltivata a scopo ornamentale, le piante che troviamo nei nostri terrazzi sono solo belle, l’uomo ha selezionato le piante ornamentali solo in base alla loro bellezza.

Prendiamo la rosa rossa , il simbolo delle nostre piante ornamentali, ecologicamente parlando è un “mostro”! Di fiori rossi in natura ce ne sono pochissimi… e perché? Perché gli insetti non vedono il rosso… i pochi esempi di fiore rosso, tipo il papavero, risplendono anche il colore dell’ultravioletto che gli insetti vedono benissimo. Invece la nostra rosa rossa è soltanto rossa… e perché a noi piace così tanto? Perché noi siamo mammiferi, vediamo benissimo il rosso, per cui ci piace tanto! Ma per gli insetti è vedere nero, una roba orrenda (ride).

Noi non condanniamo questo tipo di coltivazione, però diciamo “accanto alla rosa rossa, piantiamo piante con un senso ecologico”, la bellezza non è detto che debba essere l’unico valore. Ecco perché abbiamo pensato a queste scatolette che contengono piante che fanno fiori che attirano insetti utili…. E questa è la prima parte, la seconda cosa a cui abbiamo pensato è internet! Allora diamo a questo progetto una marcia in più usando internet in modo intelligente.

Effetto farfalla diventa anche la visualizzazione in rete delle vostre piante, del vostro senso ecologico. Mettetelo in rete così abbiamo la possibilità di vedere e far vedere, in una grande città come Milano, la costruzione di un corridoio ecologico. E al massimo tra 10 giorni (inizi maggio 2013 ndr. ) avremo questa semplicissima applicazione grazie alla quale gli utenti potranno vedere la localizzazione dei loro angoli verdi, questi piccoli hotspot di biodiversità. Abbiamo presentato il progetto a Fa la cosa Giusta e sappiamo che ci sono persone che hanno già cominciato la semina e che stanno aspettando che Effetto Farfalla sia completato con l’applicazione.

E comunque vorremmo che Effetto Farfalla sia anche un sito d’informazione su cui trovare indicazioni sugli insetti, perché purtroppo culturalmente siamo abituati a pensare agli insetti come a qualcosa di schifoso. Sicuramente c’è della verità in questo, perché gli insetti cosiddetti filantropici sono brutti. Sono gli scarafaggi, le zanzare… anche a me che sono un entomologo non piacciono, ma questa è solo una parte e noi vorremmo far conoscere l’altra.

Tipo le api che stanno scomparendo?
Ecco, anche lì c’è un bel po’ di disinformazione. E’ vero che l’ape è un insetto molto utile, è vero che è un insetto che sta scomparendo, ma è anche vero che questo insetto non è uno stinco di santo… è vero che è diventato un animale simbolo, come il lupo delle favole. Ma l’ape è una sorta di “fonte rinnovabile”… sappiamo che nel 2008 la popolazione delle api si era ridotta del 50% e con un intervento del ministero, l’anno dopo era di nuovo al 100%.

Diciamo allora che l’ape è una spia biologica, se sta male l’ape vuol dire che sta male anche l’ambiente. Chi sta veramente male è l’ape selvatica, le api solitarie, se finiscono quelle finiscono e basta. E quelle dove sono? Che fine hanno fatto le api solitarie?

Le api addomesticate sono talmente efficienti che scacciano le api selvatiche, ma meno male che l’uomo alleva le api che almeno riescono a sopperire alla mancanza degli impollinatori selvatici. Comunque non dobbiamo confondere il simbolo con l’animale. Il vero problema è che sta scomparendo l’ape selvatica, non l’ape domestica. L’ape domestica è molto più efficiente perché deve immagazzinare molto miele per la colonia e per l’inverno, mentre l’ape selvatica non deve mantenere nessuna colonia, solo i figli, difatti in inverno va in diapausa, il letargo degli insetti.

E tra l’altro secondo noi il luogo ideale per questi apoidei selvatici è proprio la città e questo è fantastico perché in città ci sono meno insetticidi, le api solitarie non pungono, quindi si possono osservare bene e sono ottimi impollinatori. Noi abbiamo scelto di iniziare dalle farfalle perché anche loro stanno scomparendo ed emotivamente evocano molta poesia.

A me vengono in mente anche le lucciole, non se ne vedono più in città da anni…
Guarda le lucciole stanno un po’ tornando, però in effetti anche le lucciole sono un indicatore biologico e se non ci sono in un prato, vuol dire che lì l’ambiente non va mica bene. Se tu vai in un prato, più vita vedi… più api, cavallette, farfalle, coccinelle… vuol dire che lì va tutto bene. Se invece non vedi niente o vedi solo una specie, allora vuol dire che c’è un problema. Io vorrei che ci fosse un po’ di democrazia anche nell’ecologia, che invece oggi è praticamente tutta emotiva.

Se ammazziamo i cinghiali, perché sono brutti va tutto bene, se invece ammazziamo i daini – e qui sull’appennino (tosco-emiliano ndr) ce ne sono moltissimi che arrivano addirittura in città a Bologna prendendosi uno spavento mica da ridere, allora ci scandalizziamo. Per gli insetti è la stessa cosa: siccome fanno schifo, allora non diciamo niente… vado sulla mia siepe e do’ un bel neonicotinoide e faccio fuori tutto.

I semi che vendete sono tutti originari?
Sono tutti prodotti in Romagna e sono tutti cosiddetti “non ammalati d’uomo”! Più assomigliano alle piante selvatiche e più sono efficaci per gli insetti, perché i fiori sono stati creati per loro. Invece l’uomo finora ha selezionato i semi che piacciono di più, rendendoli sempre più belli per noi ma non per gli insetti. Come ho detto per la rosa, quella selvatica è molto bella, ma l’uomo l’ha resa più grande e più rossa perché così la vediamo meglio.

E possibile acquistare un confezione di semi da spargere che so io, in un giardino pubblico e lasciar fare alla natura?
Sarebbe meglio di no, ad esempio la guerrilla gardening a me non piace molto, cioè mi piace molto l’idea della rivoluzione ecologica, ma tecnicamente quasi sempre è sbagliatissima perché si piantano delle piante che dopo pochissimo muoiono, poverette. Ci vorrebbe un po’ più di criterio, un po’ più di cervello e un po’ meno emotività. La nostra idea è che ci sia continuità nella vita di queste piante, quindi è meglio che siano seguite e annaffiate, anche in periodi in cui in natura arriverebbe l’arsura, come accade nel mese di luglio. Solo in questo modo le farfalle possono avere cibo per tanti mesi.

Con questa intervista, vorrei darle un aiuto significativo. Faccia un appello alla dott.ssa Chiara Bisconti , Assessora al Benessere, Qualità della vita, Sport e tempo libero, Risorse umane, Tutela degli animali, Verde e Arredo Urbano del comune di Milano, per la promozione del suo progetto su larga scala.

Io le dico questo: Eugea nasce per connettere in maniera immediata le ricerche della biologia applicata con i cittadini. Ascoltateci, aiutateci in questo senso! Finanziariamente l’aiuto è sempre ben accetto, ma al di là di questo abbiamo bisogno di aumentare la comunicazione. Noi stiamo facendo uno sforzo di comunicazione incredibile per uscire dai nostri laboratori e sarebbe bellissimo se il comune di Milano si impegnasse a darci visibilità.

Le due cose belle che noi vorremmo scatenare con Progetto Farfalla, ma anche con di tutti gli altri, sono una nuova ecologia ed una nuova economia. Tutte le scatolette che noi proponiamo, come lo Zanzibar o il Ciclopino, sono prodotte da cooperative sociali in cui lavorano ragazzi che guadagnano soldi. Anche adesso, in un momento in cui le amministrazioni non riescono a pagare le strutture sociali, è possibile darci una mano anche solo a livello di visibilità! Aiutateci ad essere più visibili, che noi ci autoalimentiamo. Eugea è una struttura privata anche se l’Università di Bologna e la Regione Emilia Romagna sono soci, ma lo stipendio dei ragazzi proviene tutto dagli introiti, da quanto riusciamo a vendere.

Quindi noi chiediamo visibilità. Certo che se vogliono aderire a Effetto Farfalla, renderlo più professionale, assumere una persona, questo è ben accetto.

Tra l’altro voi state facendo un regalo alla città di Milano…
Difatti… stiamo ricevendo telefonate da ogni parte, da Londra per esempio.. sì sì, stiamo facendo proprio un regalone… il Comune potrebbe farci fare delle conferenze stampa, oppure andare alla radio trovandoci un media partner, che so, Radio Popolare, a cui da – a titolo di esempio, 1000 euro – e noi possiamo fare un TG delle farfalle!

Il TG delle farfalle è un’idea bellissima ! Tra l’altro il vostro progetto prevede di far arrivare le farfalle in piazza duomo per il 2015 e, se tutto va bene, allora ci sarà l’Expo. Con le farfalle a spasso per Milano la città ci farà un figurone…

Ma senz’altro un figurone, con i visitatori che si vedranno tutte le farfalline girare per la città, tra i grattacieli. Tra l’altro quella dei corridoi ecologici è una tecnica saggiata e risaggiata…

Andiamo adesso al problema annoso di ogni estate è quello delle zanzare, che da qualche anno a questa parte si è complicato con l’arrivo della zanzare tigre, che non ci da’ tregua nemmeno di giorno. Per un condominio, è possibile intervenire in modo collettivo sul problema?
Per il condominio la battaglia è molto semplice. Noi abbiamo individuato un crostaceo, il copepode, ribattezzato Il Ciclopino, dato cha ha un solo occhio, che va matto per le larve delle zanzare tigre. In questo caso abbiamo avuto la fortuna di individuare un contatto predatore-preda in cui vince seccamente il predatore. Il condominio può acquistare una confezione di Ciclopino, ne versa gli esemplari laddove l’acqua permane, ed il problema è risolto per sempre. Il Ciclopino è un animale autoctono, sopravvive agli inverni ed è generalista, cioè se non trova larve di zanzare tigre si nutre di protozoi. Può esser messo nel tombino privato, non in quello pubblico perché lì vi è troppa sostanza organica.

Nel caso il condominio fosse sprovvisto di tombino privato, avrà senza dubbio molti balconi con molti sottovasi. E qui arriva un altro strumento, lo Zanzibar, perché La lotta alla zanzara tigre deve essere integrata dato che in città ci sono tanti luoghi, ciascuno con la propria specificità. Nel tombino pubblico dovrebbe intervenire il comune con degli insetticidi cosiddetti regolatori della crescita; dove invece l’acqua permane – come il bidone degli orti o la fontanella – il ciclopino è perfetto, infine ci sono i sottovasi, che sono forse il ricettacolo più importante dove la zanzare tigre vive.

La zanzara tigre è un insetto del sud est asiatico e lì vive e nidifica nei gusci di cocco rotti, dove si raccoglie l’acqua. La noce di cocco rotta praticamente è il nostro sottovaso. Una soluzione sarebbe non avere i sottovasi, ma dove questo non è possibile – come da me che ho un vicino insopportabile, peggio della zanzara – devo usare il sottovaso. Nel sottovaso metto lo zanzibar che è un enzima, non un insetticida, assolutamente non tossico per l’uomo e per gli animali domestici.

Secondo te sarebbe possibile mettere il Ciclopino nei Navigli o nelle acque dell’Idroscalo?
No, no perché la zanzara tigre è proprio abituata a nidificare nei luoghi piccoli, lì ci sono altri tipi di zanzare… e poi dovrei chiedere ai miei colleghi che si occupano di zanzare, io mi occupo più di ecologia applicata. Sicuramente non nei Navigli.

Lo scrittore Stefano Benni, nel suo libro Terra! Riporta questa frase “Se i tempi non richiedono la tua parte migliore, inventa altri tempi” tu cosa stai facendo per cambiare questi tempi? Intendo dire, qual è il tuo approccio al cambiamento?
Al posto di fare il ricercatore semplice, che magari ha una vita un po’ più piacevole nel senso di meno stressante, io sto cercando di trasformare tutte le mie ricerche singole e di gruppo, in prodotti per il pubblico, perché io penso che il cittadino sia la persona che meno si avvantaggia delle scoperte dell’ecologia applicata. Invece, paradossalmente, così come la città può essere coltivata più facilmente, molte tecniche di ecologia applicata sembrano fatte apposta per i cittadini, solo che non c’è mai stata una struttura in grado di fornirgliele. E noi stiamo cercando di far proprio quello. Certo non è facilissimo, è dura anche perché alle persone gli insetti fanno più che altro schifo, però… Però stiamo a vedere. Eugea è una certezza, è una realtà, non è soltanto un progetto. Eugea paga gli stipendi, sostiene le cooperative sociali…

Quali regole sociale prenderesti dal mondo degli insetti come regole di buona convivenza da applicarsi al condominio?
E’ difficile estrapolare regole morali dal mondo degli animali, perché lì c’è tutto e il contrario di tutto. Di solito si pensa che nel mondo animale non ci siano gli “omicidi” o le guerre, invece ci sono peggio che negli uomini… Nel regno animale troviamo l’altruismo più sfrenato come l’omicidio più efferato.

C’è un bellissimo libro di Wilson (Edward Osborne Wilson ndr)– che è un etologo studioso di formiche – un libro un po’ per specialisti, ma è simpatico perché divide i capitoli in maniera volutamente ironica con dei titoli un po’ antropomorfi, e nel capitolo “Politica estera” c’è un sottotitolo, una frase che dice “Se le formiche potessero usare la bomba atomica, il nostro mondo finirebbe in 5-6 giorni”, appunto perché hanno una politica estera che neanche il regime più bieco… quindi è dura estrapolare delle regole (ride).

Forse una, forse una sì, direi la capacità di non sprecare le risorse, lo spreco è proprio tipico dell’homo sapiens sapiens, quello moderno però, di questi anni… butta via le risorse, le tratta male. Probabilmente è l’unica delle estrapolazioni che possiamo avere dal regno animale ed in particolare dagli insetti.

… mi hai sfatato un mito…

Eh, sì a volte c’è una cattiveria terribile, le stesse api… adesso ti faccio una battuta, ma sai come trattano i maschi, le api…

…racconta…

Da piccoli i fuchi vengono trattati benissimo, hanno una cella più grande e siccome non sanno nutrirsi le sorelle li imboccano e gli danno da mangiare, ma mica il miele, gli danno la pappa reale, il cibo della Regina. Poi quando volano nel famoso volo nuziale, circa una ventina riesce ad accoppiarsi con l’ape regina e quindi i venti muoiono seduta stante perché vengono evirati.

Gli altri che poveretti non son riusciti ad accoppiarsi, cercano di tornare a casa loro, nell’alveare, ma stavolta la musica è cambiata e le sorelline, appena li vedono, li uccidono col pungiglione. Gli ultimi della fila che si accorgono che le sorelle li stanno uccidendo, cosa fanno, scappano, ma siccome non sanno nutrirsi, non sanno fare niente, sono dei “cialtroni” (ride) muoiono di stenti. Quindi come vedi non è tutto fantastico. Di solito voi donne vi divertite molto quando racconto questa storia (ride)…

Una domanda per chiudere l’intervista sorridendo… quale insetto sceglieresti a capo del nostro “Bel Paese”?
Guarda, per come siamo messi, l’ape. Perché ha una società – seppur crudele – estremamente organizzata ed a suo modo anche democratica, nel senso che per esempio le api, le femmine ovviamente, le operaie, si possono diversificare. Non ci sono le caste come nelle formiche, lì tu nasci operaia che deve nutrire le larve e muori operaia che nutre le larve. Invece le api fanno carriera: all’inizio tieni pulito l’alveare, quindi spazzi, poi diventi nutrice e nutri le tue sorelle che sono ancora larve e poi diventi una impollinatrice, cioè vai in giro a raccogliere il miele; poi finisci la tua carriera come guardiana perché oramai sei esperta. Come vedi nell’ape le risorse vengono valorizzate, al contrario di quel che accade in Italia. Questa è una delle grandi manchevolezze del nostro paese: c’è gente completamente incompetente che non si sa perché ha dei posti di lavoro importanti.

Ti racconto di uno scandalo increscioso che avviene proprio qui, in Università, dove si vedono delle cose incredibili che tra l’altro denuncerò perché mi sono stancato. C’è questo nostro tecnico che viene in Università alle nove della mattina, timbra, va nel suo ufficio confortevole perché ha tutto, è riscaldato d’inverno, condizionato d’estate… e cosa fa? Lavora per la ditta della moglie, usa telefono, il fax… poi alle 5 timbra e se ne va. E la cosa incredibile è che va bene così, perché la reazione massima è qualcuno che borbotta: “Eh ma potrebbe fare di più, potrebbe lavorare un po’ anche per l’Università”. Ma come “un po’ per l’Università” (è molto indignato), deve fare tutto per l’Università (ride amaro).

Ringrazio di cuore per aver avuto l’opportunità di conoscere una persona così bella. E’ sicuramente vero che Gianumberto Accinelli sta cambiando questi nostri tempi.

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